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Giuseppe Giammetta |
Nome: Giuseppe
cognome: Giammetta
età: 25
paese: Italia, Roma
Raccontaci brevemente di te
Sono a Roma da cinque anni ed ho frequentato la facoltà di ingegneria edile/architettura a la Sapienza di Roma. Ma mi sono sempre sentito insoddisfatto e quasi frustrato per questo percorso di studi. Ho deciso di sviluppare la mia passione per la fotografia e dar sfogo al mio spirito più creativo comprando una reflex un anno e mezzo fa, ed è andata meglio, mi sono sentito più libero da subito. Ho svolto qualche lavoretto fotografico e di comunicazione, poi ho deciso di partecipare al concorso per le borse di studio messe in palio dallo Ied ed ho vinto, e il mio concorrente più temuto (Andrea) ha vinto insieme a me, e sono stato orgoglioso e soddisfatto del mio lavoro, e che nessuno dei due abbia dovuto rinunciare alla borsa.
Adesso posso dire di essere contento, ma voglio sempre di più. Non mi accontento mai e voglio imparare, senza alcun limite.
Nell'altra vita eri un...
Sin da piccolo ho sempre creduto di essere stato un banale artista bohémien parigino. Ho sempre sentito mia l’atmosfera di parigi, dalla prima volta in cui ci sono stato mi sembrava di averci vissuto già.
Adesso invece credo di aver vissuto in diversi paesi e in più situazioni, tutte legate all’arte nelle sue varie forme d’espressione.
Sapresti definire la tua arte in 3 parole?
Mutevole, semplice, delicata. Per ora mi sono soffermato sulla fotografia. Seppur se ne dicano tante dei nuovi fotografi e della facilità dello scattare con una reflex in mano io sono ben consapevole di quanti sforzi e sacrifici ci vogliano prima di potersi definire un vero e proprio “fotografo”, ed io di strada ne ho ancora tanta da fare. Ci sono parecchie persone che con un po’ di fortuna o qualche conoscenza in più sono riuscite ad ottenere delle riconoscenze con il minimo sforzo, lanciandosi in cose che magari non potevano ancora del tutto affrontare. Io preferisco fare le cose a piccoli passi e con i piedi di piombo, maturare piano nel tempo per non peccare mai di presunzione e non sembrare inopportuno. A parte la fotografia voglio spaziare anche nel mondo del Video, della grafica e della scrittura. Insomma voglio imparare a fare tutto, questa è l’unica nota di superbia che sento mia.
Quanto utilizzi in media il tuo mac ogni giorno? quanto questo è fondamentale nel tuo lavoro?
Utilizzo il mac in qualsiasi momento del giorno, ho comprato un 13 pollici del macBook Pro perché ho bisogno di portarlo ovunque, di sapere che se mi serve posso utilizzarlo. Non uso neanche più la tv ormai, tutto ciò che guardo è in streaming sul mac. Per la fotografia è fondamentale, gestisco la postproduzione su photoshop in pochi minuti, giusto il tempo che mi serve per dar vita alla mia creatività, perché il tempo di caricamento dei files è veramente impercettibile. E ultimamente con Final Cut mi sono accorto ancora di più di quanto sia veloce ed efficiente.
Contrariamente da ciò che si crede il mac non è totalmente immune da virus e spam, ti è mai capitato di perdere dati o che il tuo sistema fosse danneggiato da questi?
Never. Never and Never! Ma ce l’ho da poco tempo, quindi incrocio le dita anche se ci ripongo molta fiducia ☺
Qual è il posto più improbabile in cui hai portato il tuo mac?
In autogrill durante l’ultimo viaggio. Tristezza. Odio gli autogrill
Proteggi il tuo mac con un antivirus?
Nope. Per ora no.
Come ci si sente ad essere un giovane creativo in Italia? Come vedi il futuro del made in Italy?
A volte ci si sente uno dei tanti, ci sono davvero tantissimi ragazzi in Italia con potenzialità e capacità creative enormi, ed io rimango sempre un po’ a bocca aperta quando navigo nei blog e nei siti internet. Percepisco l’ansia di volerli raggiungere, di essere bravo come loro. Poi guardo quello che ho prodotto in un anno senza mai prendere lezioni da nessuno, e così mi conforto un po’ e mi dico di non essere così tanto male. Bisogna avere tanta pazienza nel campo della creatività, non demordere mai perché la concorrenza è spietata sia in Italia che altrove. Il Made in Italy è uno dei valori più grandi del nostro paese, ma credo che ormai stia perdendo un po’ il suo significato tradizionale, più legato al passato, pur rimanendo un marchio di garanzia adesso
Qual è la tua principale fonte d'ispirazione?
I film e i video musicali principalmente. Da piccolo divoravo letteralmente i vhs, consumavo i nastri rivedendo gli stessi film per una quarantina di volte tornando sempre sulle stesse scene, e che pazienza aspettare il rewind. Ma i film mi hanno dato la sensibilità alla fotografia, alle atmosfere che mi piacciono e ai momenti che meritano di essere fermati. Ovviamente anche le campagne pubblicitarie sulle riviste di moda danno il loro input..
Una perla di saggezza:
The man who's not able to be alone, is a man that is not able to love himself. So he couldn't love anyone.
L’amore per se stessi è il principio di tutto
Le ciel
“Le ciel” è nato dalla voglia di fare un servizio fotografico moda uomo. Non avevo mai provato fin’ora, perché fotografare le donne mi riesce più facile, sono creature incantevoli e delicate che sanno trasmettere di più il loro umore, la loro fisicità e il loro sentimento.
La storia di questo servizio nasce dall’idea che un uomo giovane e sognatore potesse fuggire da una festa o da una situazione più formale, per potersi rifugiare in un giardino privato o in città vicino un parco di notte…Che potesse contemplare le stelle, ribaltare il cielo e toccarlo, farsi sfiorare dai coriandoli di luce della città per poi ritoccare il cosmo ed entrarci dentro, guardarci attraverso.












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